GLI AMBIENTI

PEDAGOGIA E DESIGN

Nella convinzione che la qualità degli spazi vada di pari passo alla qualità dell’apprendimento, Loris Malaguzzi ha definito lo spazio come “terzo educatore”. L’ambiente, inteso come insieme di qualità spaziali e sensoriali che comprendono l’architettura, gli arredi e le qualità immateriali dello spazio (colori, luci, acustica), può risultare determinante nel progetto pedagogico. Poiché lo sviluppo sociale è visto come parte integrante dello sviluppo cognitivo, lo spazio deve essere progettato e predisposto per garantire che tutti i bambini e gli educatori si sentano a loro agio e sviluppino il piacere del fare insieme.

Il Nido InsideOut nasce in uno storico palazzo dei primi del ‘900 nel centro di Milano.  La realizzazione della struttura è avvenuta in collaborazione con PLAY+ Progect e ZPZ Partners. L’identità del Nido insideOut, si ispira all’esperienza educativa Reggio Children, riconosciuta come una delle migliori esperienze pedagogiche al mondo e come tale viene studiata nelle più prestigiose università italiane e straniere.

La sfida progettuale di Reggio Children è la costruzione di un ambiente per l’infanzia dove l’identità, funzionale ed estetica, racconti e supporti una precisa immagine del bambino: competente, esploratore, dotato di cento linguaggi e grandi abilità.
L’obiettivo è quindi quello di costruire spazi che possano essere percepiti e usati da tutti i cinque sensi, in empatia con i processi cognitivi dei bambini, caratterizzati da una forte sinestesia. Gli spazi, infatti, sono arricchiti da una vasta gamma di materiali, grane, texture, sorgenti luminose per supportare un ambiente multisensoriale. La struttura, la scelta dei materiali e il modo in cui vengono messi a disposizione dei bambini costituiscono un invito all’esplorazione e alla comunicazione con l’ambiente e tra le persone presenti nello spazio educativo.

EDUCARE “AL BELLO”

Quant’è importante che i bambini e gli adulti vivano un ambiente dove oggetti e colori sono scelti e disposti con cura, attenzione, amore? Che abbiano a disposizione spazi nei quali la sensibilità estetica sia percepita e faccia parte del vivere quotidiano? Quali ricadute positive può avere nell’educazione e nella didattica quotidiana questo patrimonio di attenzione e sensibilità?  Purtroppo, a volte si presta attenzione alla funzionalità e alla rispondenza alle norme e non si valuta quanto, nella quotidianità, un ambiente permetta o vieti, solleciti o censuri, educhi gli sguardi e le sensibilità.
Abitare luoghi belli e piacevoli è un diritto del bambino e noi vogliamo essere promotori di questo diritto.

L’ATELIER

L’atelier è il luogo “di tutto quel che è possibile”, il luogo dell’invenzione e della creatività più spinta; è il luogo in cui ci si sporca le mani con la creta e ci si dipinge il viso con i pennelli; dove si studiano le foglie, i fiori, le gemme e gli ecosistemi; dove si impara a costruire una meridiana e dove si capisce nella pratica che cosa significhi riciclare.

Negli atelier si annusano i colori, si assaggiano i suoni e si ascoltano i sapori.

L’atelierista è la figura che segue i bambini in queste attività di scoperta e solitamente ha competenze di natura artistica e non solo. È lei che li accompagna al parco e sceglie le tracce del lavoro dell’anno: acqua, aria, terra; o ancora, lo studio delle finestre e delle panchine.
È l’atelierista che, come una levatrice, aiuta i bambini a declinare le parole in uno degli altri 99 linguaggi che loro hanno a disposizione.